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Il punto: Riforma del Titolo V della Costituzione e tutele sociali per i rischi professionali

Il Senato ha licenziato recentemente il testo del disegno di legge riguardante le modifiche del Titolo V della Costituzione fra le quali spicca quella che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di disposizioni generali e comuni per la sicurezza alimentare e per la tutela e sicurezza del lavoro.

Si tratta di un aspetto specifico ma importante, del tema della governabilità del Paese e della possibilità stessa di procedere a riforme incisive, già messa in discussione dalla complessità del sistema legislativo e da tempi e percorsi infiniti. Necessari a rendere norme vigenti le riforme. In questo pur lento e spesso tortuoso processo di trasformazione del sistema generale, si colloca l'anticipatoria unificazione di Inail e Ispesl, parallela al riconoscimento di un ruolo primario dell'Inail per la tutela della salute e il reinserimento degli infortunati e invalidi del lavoro ed alla crescente presenza diretta dello Stato nel sistema dei controlli sul rispetto delle relative normative.

Non è stato uno dei tanti interventi di spendig review: una delle iniziative che sembrano il cavallo vincente delle più recenti politiche sociali, che finiscono per trasformare l'Inps in una specie di gendarme del welfare. Si tratta, piuttosto, di un primo passo verso una gestione unitaria di un sistema modulare, che garantisca pienezza di tutela: come protezione dal rischio, le conseguenze lesive, per un reinserimento e un sostegno economico adeguato rispetto alla riabilitazione e al reinserimento sociale e professionale.

Gli anni più recenti registrano significativi progressi nella realizzazione dell'obiettivo della “presa in carico” del lavoratore rispetto ai rischi professionali rispetto riguardo al quale la frammentazione delle competenze costituisce – l'esperienza lo conferma – una contraddizione in termini, particolarmente grave nel momento in cui sembra porsi in discussione l'intero impianto di tutele sociali.

Questi progressi continuano a erodere steccati un tempo inamovibili fra le varie “funzioni” preposte alla tutela, grazie al riconoscimento di un ruolo attivo dell'Inail – e delle sue risorse finanziarie e professionali – per la promozione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; alla consapevolezza che l'obiettivo si realizza con un mix di interventi che valorizzino miglioramenti di organizzazione aziendale – dal rispetto delle regole a un'organizzazione a misura di sicurezza – e al ruolo fondamentale della formazione e informazione per imprenditori e lavoratori.

A questo processo di riforma culturale e gestionale si affianca l'altro momento di presa in carico, riguardante la tutela sanitaria degli infortunati, volta a rimuovere - per quanto possibile - le conseguenze lesive dell'incidente. I relativi compiti, inizialmente centrali per l'Inail sono stati poi trasferiti al servizio sanitario nazionale, con una frattura nel percorso di tutela specifica del lavoratore, appena mitigata dalla competenza Inail nella tutela riabilitativa e protesica. A partire dai decreti n.81/08 e n.106/09, l'Inail ha un ruolo specifico nella tutela sanitaria, non in contrapposizione rispetto a quello del servizio sanitario nazionale, bensì in un'ottica di collaborazione, volta alla piena tutela dell'individuo.

I risultati possono apprezzarsi nella continua evoluzione dei servizi di riabilitazione e reinserimento, nell'ambito delle spese farmaceutiche, nel miglioramento della presenza ambulatoriale e nei servizi diagnostici, collante della effettiva presa in carico del lavoratore, a fronte della responsabilità anche gestionale di uno stesso interlocutore pubblico.

Proprio questa circolarità di processo sta agevolando la presa di coscienza sociale e l'impegno istituzionale per una considerazione unitaria dei rischi – per le malattie ma non solo – che sempre più incombono sulla “popolazione”, sulle famiglie e chi le gestisce, quale derivato del mondo del lavoro: si aprono così spazi di maggior consapevolezza su macchine e strumenti di lavoro, tossicità ambientale, stati patologici dei lavoratori che si riverberano sulle condizioni di salute e di benessere di famiglie e comunità sociali.

L'unitarietà d'intervento, insomma, è un fattore determinante nel progresso della conoscenza dei rischi della produzione e della presenza razionale e efficace del “pubblico” in questo panorama che beneficia di riforme che recuperino l'unità di processo a livello legislativo e, soprattutto, a livello gestionale del servizio. Solo in questo modo, infatti, è possibile ottenere una sinergia per la prevenzione, che integri lo sviluppo della conoscenza, l'informazione e la formazione, ed il controllo anche repressivo e sanzionatorio. A fronte di questo scenario, non possono non destare perplessità percorsi paralleli che, pur con le migliori intenzioni degli ispiratori, finiscono per muoversi in direzione opposta rispetto a quella sinora descritta.

Mi riferisco, innanzi tutto, alla riproposizione - da parte di autorevole commissione parlamentare e singoli parlamentari - di creare una agenzia per la prevenzione, con compiti che finirebbero per generare scenari destinati a collidere con le riforme in atto, ricreando nei fatti coesistenza di percorsi paralleli; quasi un primo tassello, in definitiva, per la ricomposizione di una struttura specializzata che ripercorra nel tempo la vicenda Enpi – Ispesl.

Non intendo porre in discussione nel suo insieme una proposta che lascia perplessi, poiché accomuna i controlli in materia di sicurezza del lavoro ad altre tipologie totalmente estranee. E' evidente come ci si appelli ad una logica che propone un soggetto alternativo per fronteggiare esigenze da tempo presenti anche in termini di risposte dell'ordinamento.

Del resto, è la stessa logica secondo la quale si lamenta la mancata conoscenza di tutti gli infortuni, anche non Inail, e si sollecitano interventi di accorpamento di enti e/o costruzione di “grandi” banche dati integrate, pur a fronte di una realtà consolidata di eccellenti strumenti conoscitivi che, anche nel caso dei rischi professionali, dovrebbero solo essere utilizzati in modo finalizzato.

E' proprio quello che si sta facendo in campo previdenziale e assistenziale. con la migliore utilizzazione delle banche dati Inps, ai fini di controllo e lotta alle situazioni irregolari, ponendo via via tasselli per la progressiva integrazione delle azioni degli stessi enti gestori. Così come si sarebbe potuto completare il sistema conoscitivo attuando la norma che, in attesa di ulteriori futuri sviluppi, prevedeva la segnalazione all'Inail di tutti gli incidenti con prognosi superiore a 1 giorno. Norma che, invece, è stata “congelata” in attesa della costruzione del “Sistema informativo per la prevenzione” voluto, appunto, non come sviluppo della esperienza Inail, ma come superamento di essa.

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