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Il punto: Novita' INAIL per i rimborsi per spese farmaceutiche

L'Inail ha recentemente ampliato l'elenco dei farmaci e presidi sanitari la cui spesa è rimborsabile, qualora essi siano prescritti per cure necessarie in relazione alla patologia o lesione professionale. Può sembrare poca cosa, a fronte della drammaticità delle morti sul lavoro o dell'inquinamento degli ambienti di lavoro e di vita, per sostanze improvvidamente utilizzate nelle aziende. Poca cosa rispetto alle difficoltà di fruire di diagnostica e cure in tempi e modi adeguati.

Eppure questo provvedimento rappresenta un momento importante per il recupero di adeguata sostanza delle cure che il testo unico del 1965 riserva agli infortunati del lavoro, nel quadro di un complesso intervento risarcitorio (cure e indennizzi). Da sempre, infatti, è stato chiaro che, in caso d'infortunio o malattia professionale, agli interessati spetta “il meglio delle cure” che rappresentano una fase essenziale, quella che viene prima del risarcimento per un danno subìto con responsabilità delle imprese. E' il momento di smettere di considerare queste prestazioni come privilegiate per mille motivi diversi; esse rappresentano un diritto, “scontato” ma pieno, di lavoratori che hanno subìto un danno e devono essere indennizzati prima, e risarciti poi dai datori di lavoro responsabili.

Decenni fa questo punto era assodato tanto che l'Inail rendeva concreto tale adempimento approntando ambulatori, ospedali specializzati, posti di pronto soccorso, convenzionandosi con centri pubblici e privati. Tutto questo per garantire le migliori cure con la massima tempestività: il meno che potesse fare, aggiungerei, rispetto a un danno per il quale la priorità era ed è il ridimensionamento delle conseguenze lesive.

Poi è intervenuta la riforma sanitaria, che ha cambiato le carte in tavola disponendo che tutta la sanità pubblica e sociale confluisse nel servizio sanitario nazionale, con il conseguente scorporo dall'Inail di tutte le strutture (eccezion fatta per quella di Budrio) e le funzioni sanitarie con finalità curative, ad esclusione delle prestazioni protesiche. E' stato un colpo duro per la tutela assicurativa, a causa di una norma che confermava, nell'ambito del servizio sanitario nazionale, il diritto degli infortunati a prestazioni specifiche.

Un impegno di maniera, rimasto sulla carta, a fronte delle crescenti difficoltà finanziarie (e non solo) del servizio sanitario nazionale, tali da mettere in crisi il meccanismo un tempo ben oliato di pronto soccorso, cure, indennità, rieducazione, ecc. Per questo, in un quadro di diffusa diffidenza, anche sindacale per certi aspetti, l'Inail adottò una tattica nuova nelle forme, ma non nell'obiettivo strategico di garantire cure ambulatoriali adeguate agli infortunati, almeno nei momenti immediatamente successivi all'evento. E' il servizio di “prime cure” via via esteso a tutto il territorio nazionale e arricchito di prestazioni comunque necessarie, per la guarigione clinica; un servizio che si affiancava all'evoluzione della sede di Vigorso da officina di produzione delle protesi a polo di riabilitazione e protesizzazione.

Il processo, peraltro, è stato laborioso per l'istituto assicurativo a fronte di una normativa che continuava a mantenere il monopolio, per questi aspetti, delle strutture del servizio sanitario nazionale, con una collocazione marginale dell'Inail: quasi un soggetto privato convenzionato, per dette cure, con gli stessi specifici vincoli tecnici, di tali strutture. Con il nuovo millennio il crescente apprezzamento per la presenza dell'Inail sul campo e le oggettive difficoltà del servizio sanitario nazionale, hanno agevolato un accelerato riequilibrio dei ruoli fra i due sistemi – sanità e assicurazione - con un punto di confluenza legislativa nel decreto n°106/ 2009.Quest'ultimo, intervenendo su quanto già previsto dal decreto n° 81/2008 ha ampliato notevolmente il ruolo dell'ente assicurativo, sia pure attraverso la previsione di apposite convenzioni da stipulare con le regioni.

Pur con le limitazioni dovute al fatto che la materia è di competenza condivisa tra Stato e regioni le due disposizioni hanno costituito un approdo della lunga marcia dell'Inail per il pieno recupero della garanzia assicurativa di cure adeguate, nel rispetto dell'alternanza dinamica fra adempimento con strutture Inail o tramite strutture esterne, pubbliche o private. Grande soddisfazione per chi da sempre propugna un indennizzo adeguato al danno, in termini di cure necessarie e utili.

E' stato necessario un rinnovato impegno dell'istituto nel promuovere l'attuazione degli articoli citati, attraverso una sinergia amministrativa e tecnico scientifica dei vari servizi, con l'obiettivo finale di una migliore tutela dei lavoratori interessati.

L'impegno è stato costante nei cinque anni dall' emanazione del decreto n° 106/2009, con ampliamenti continui dei servizi “prime cure” e di quelli convergenti per la riabilitazione degli invalidi, specialmente se protesizzati. Si è così giunti all'approvazione, in Conferenza Stato-regioni, di un accordo quadro per l'attuazione del decreto. Restano alcune carenze per aspetti marginali, con un limite di fondo, in stridente contrasto con l'essenza della funzione indennitaria dell'assicurazione: il fatto che la concretezza dell'adempimento sia condizionata dalla capacità e dalla volontà dei soggetti pubblici di creare le condizioni organizzative e di servizio per tali cure.

Su questo terreno sarebbe comodo accontentarsi di assicurazioni di principio, che lascino il mondo come si trova, per la solitudine di quanti si fanno male per lavoro; passato il primo momento, conseguono a fatica la guarigione clinica essenziale e non sanno poi “dove sbattere la testa” per cure selezionate, mirate alla rieducazione e riabilitazione, tempestive quanto basta. L'istituto ha colto l'importanza di cominciare a muoversi in ottica assicurativa, prevedendo il rimborso di spese, anche modeste, per farmaci e presidi che non sono comunque previsti nel servizio sanitario nazionale. Lo ha fatto con una prima sperimentazione dal 2012, lo ripropone oggi, arricchendo contenuti e modalità di fruizione e proponendosi come battistrada per progressivi ampliamenti di questa opzione: non certo una novità per le assicurazioni private, che consacra il pieno recupero della funzione indennitaria dell'assicurazione infortuni pubblica.

Siamo sulla buona strada e su questa strada il patronato non può certo lasciarsi sopravanzare nello stare accanto ai lavoratori interessati: innanzitutto è necessario ricordare la mission originaria del patronato, per un supporto che vada al di là della gestione delle pratiche amministrative, oggi momento preponderante del patrocinio previdenziale. Siamo di fronte a prospettive nuove – si pensi alle opportunità di servizio nell'assistere e patrocinare i lavoratori per i profili sanitari nei rapporti con le strutture pubbliche e con il welfare contrattuale- nelle scelte di previdenza individuale sul versante sanitario.

Ben venga, quindi, la politica dei “passi congrui”, motore del cambiamento, anche oltre il confine dei rimborsi per farmaci, proprio grazie alla partecipazione delle forze sociali che si confrontano con le amministrazioni, del patronato che tiene il passo con i progressi continui, affinché il lavoratore abbia sempre e comunque tutte le cure di cui ha bisogno, nel caso d'infortunio, ancora di più, per le malattie professionali che sono destinate ad accompagnare il malato lungo l'arco della intera vita.

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