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Italia sotto accusa per l’Ilva di Taranto: non ha difeso i cittadini dall’inquinamento

27-05-2016

Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, poiché non avrebbe protetto la vita e la salute dei tarantini dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva.
La Corte ha accolto e accorpato due diverse denunce presentate nel 2013 e nel 2015 firmate rispettivamente da 52 e 130 cittadini. Le prove presentate sono state ritenute, in via preliminare, sufficientemente solide per aprire il procedimento.
L’accusa allo Stato italiano è di non aver adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la salute delle persone, predisponendo un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dal complesso dell’Ilva. Anzi, si contesta al governo l’aver autorizzato la continuazione delle attività del polo siderurgico, attraverso i decreti “salva Ilva”.
Non si ammala quindi, solo chi lavora in azienda, ma anche i familiari e i soggetti esposti alle sostanze cancerogene disperse nell’ambiente.
Come per i lavoratori esposti, nel complesso aumentano per i cittadini tarantini i tumori al polmone, i mesoteliomi della pleura, le malattie dell’apparato respiratorio e le malattie respiratorie acute o croniche.
Nonostante i dati dell’agenzia regionale per l’ambiente registrino un miglioramento della qualità dell’aria, i danni alla salute degli abitanti di Taranto, anche dei più piccoli e di quelli che devono ancora nascere, oltre che dei lavoratori, continueranno a manifestarsi nel futuro, a causa dei lunghi tempi di latenza.

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