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Smart working: quali conseguenze per la salute del lavoratore?

10-02-2016

L’adozione da parte delle aziende di modalità innovative per la gestione del lavoro come lo “smart working” potrebbe comportare non poche conseguenze sul piano della salute e del benessere psico-fisico dei lavoratori.

Ma partiamo proprio dalla definizione di “smart working”: si tratta, in sostanza, di un modo flessibile di portare avanti i propri impegni professionali, che possono essere svolti in parte all'interno dei locali aziendali e in parte all’esterno – per quest’ultima non è prevista una postazione fissa -, seguendo però gli orari previsti dal contratto di riferimento.

Se da un lato questo modo di operare può contribuire a ridurre le assenze dal lavoro e i disagi legati al pendolarismo, si teme un contestuale aumento dello stress lavorativo e un serio rischio per la salute.

Nel disegno di legge collegato alla legge di stabilità per il 2016, il Governo ha introdotto e disciplinato lo “smart working” come una forma di lavoro agile e moderna che tende ad offrire una maggiore libertà nella gestione dei tempi di vita e di lavoro, una più snella organizzazione di quest’ultimo e livelli di produttività più elevati.

Tuttavia, la costante reperibilità del lavoratore (via telefono e via email) nonché l’uso esasperato della tecnologia che impone ai dipendenti risposte più immediate e più veloci, sono tutti fattori che potrebbero determinare l’innalzamento dei livelli di stress e indebolire il sistema immunitario, esponendo il lavoratore al rischio di malattie psichiche e psicosomatiche. In sostanza, ci si troverebbe nella condizione di dover lavorare sempre, data la facilità, stando a casa, di collegarsi al computer e controllare il flusso delle email.

Nonostante la nuova legge abbia stabilito che il lavoratore possa volontariamente scegliere di lavorare fuori dai locali aziendali per un orario medio annuale comunque non superiore al 50% del totale, il dipendente rischia di non riuscire a separare, come invece dovrebbe, gli ambiti del lavoro e della famiglia e di non avere tempi di recupero e di riposo adeguati.

Per appurare le reali conseguenze di questa nuova modalità di lavoro bisognerà attendere le prime esperienze in Italia. Ad oggi, se da un lato molte aziende italiane hanno già dichiarato di essere favorevoli allo “Smart working”, non poche perplessità stanno sorgendo in merito alla sua reale applicabilità ai diversi ambiti di lavoro.

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