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Minori al lavoro: in Italia 340.000 a rischio salute

12-11-2015

Incidenti accaduti giocando: è dietro questa “cortina” che spesso si nascondono i molti infortuni sul lavoro – ovviamente mai denunciati - in cui incappano i minori al lavoro.

Braccianti agricoli, meccanici di officina, manovali nei cantieri ma anche commessi, baristi, parrucchieri: sono questi alcuni degli impieghi più diffusi tra i 340mila lavoratori tra i 12 e 16 anni che in Italia ogni giorno si guadagnano da vivere.

A tracciare il loro identikit è l’Osservatorio nazionale sulla Salute dell’infanzia e dell’adolescenza, che classifica il fenomeno dei baby lavoratori come un vero e proprio “furto dell’infanzia”.

Nella distribuzione per settori predomina la ristorazione, che assorbe il 27,7% dei minori, seguita dalla vendita (comprese quelle ambulanti) con il 17,2% e dall’artigianato, con il 15%. La lista include inoltre baby sitting e attività con bambini (4,3%), lavoretti di ufficio (4,2%) e impegni nei cantieri (1,9%).

Un piccolo lavoratore su due presta lavoro addirittura gratuitamente, anche perché  nella maggior parte dei casi è impiegato in attività a conduzione familiare.

Nonostante l’80% dei genitori coinvolti nell’indagine di rilevazione statistica sia consapevole che il lavoro minorile privi i ragazzi dell’infanzia, della formazione scolastica e di una corretta crescita psicofisica, il 54% di questi giustifica il fenomeno se dettato dalla necessità di far fronte alla crisi economica.

La fascia più vulnerabile è quella tra i 13 ed i 15 anni, che riguarda ben 30mila ragazzi, la maggior parte dei quali è impiegata in lavori pericolosi o che possono compromettere molto seriamente lo sviluppo fisico.

Purtroppo non sono rari i casi in cui bambini e ragazzi sono costretti a lavorare di notte, rinunciando a ore di riposo ed esponendosi a una maggior probabilità di malattie come obesità, diabete, tumori; molti maneggiano assiduamente sostanze chimiche tossiche o svolgono lavori per cui si devono utilizzare oggetti taglienti o attrezzi pericolosi, circostanze che incrementano la probabilità di infortuni e malattie professionali con conseguenze che possono, in alcuni casi, compromettere tutto il resto della vita.

 Sulla difficile situazione fin qui delineata, influisce negativamente anche la percezione del lavoro minorile, completamente distorta rispetto alla realtà dei fatti. Il 55% degli intervistati, infatti, è convinto che il fenomeno riguardi esclusivamente i Paesi poveri, mentre il 40% di coloro che ne sono a conoscenza pensa che riguardi solo il Meridione e il 30% che coinvolga solo minori stranieri, mentre in realtà dei 340mila lavoratori under 16 solo l’8% sono stranieri.

Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), il problema del lavoro minorile è talmente vasto e profondo che necessita di strategie nazionali che prevedano interventi mirati a colpire le cause del fenomeno, attraverso la promozione di un modello di crescita economica che porti vantaggi ai più poveri facilitando loro l'accesso a lavori produttivi sufficientemente remunerati, insieme al miglioramento della legislazione e ad una sua più efficace applicazione, nonché ad un ammodernamento del sistema scolastico destinato ai più disagiati.

 

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