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Agricoltura: i rischi più frequenti

17-11-2017

Il comparto agricolo costituisce uno dei settori produttivi a più elevato rischio infortunistico. I rischi per la salute del lavoratore agricolo variano in relazione alle caratteristiche delle diverse colture e dei cicli produttivi.
Tra gli infortuni sul lavoro che si verificano con maggiore frequenza vi sono le lesioni traumatiche, da ricondursi ai pericoli specifici del settore come il rischio di cadute dall’alto (da alberi, scale, fienili), di ribaltamento di veicoli in movimento (es. trattori), di perdita di controllo dei mezzi e del trascinamento nel caso di indumenti che restano impigliati in pulegge, cinghie e giunti cardanici.
Anche le malattie professionali sono particolarmente frequenti nel comparto agricolo tanto che, negli ultimi anni, i casi denunciati hanno registrato notevoli incrementi.
Una buona parte delle patologie denunciate dai lavoratori agricoli è da ricondursi al rischio fisico, insito nella movimentazione manuale dei carichi, nell’assunzione di posture incongrue e coatte, nell’uso prolungato di strumenti e di macchinari agricoli vibranti. Questa tipologia di rischio può favorire l’insorgere di malattie a carico della colonna vertebrale, delle articolazioni, dei tendini, dei nervi e del sistema muscolare in genere. Inoltre, non vanno trascurati i rischi da esposizione prolungata al rumore.
Il rischio biologico, invece, può essere causa di dermatiti allergiche croniche, infezioni o intossicazioni, patologie connesse alla presenza di organismi e microrganismi (come virus, batteri o muffe) presenti nell’ambiente di lavoro. Le sostanze biologiche nocive possono entrare in contatto con l’organismo per ingestione, inalazione, inoculazione e attraverso la contaminazione della cute e delle mucose. Nelle colture su campo, ad esempio, il rischio biologico è presente nel suolo contaminato, nel fieno e negli sfarinati (mais, cereali, frumento ecc…) che vengono coltivati e depositati in fienili o silos e nel contatto con gli animali.
Patologie simili possono essere causate anche dal rischio chimico, molto alto a causa dell’ampio impiego di prodotti chimici come antiparassitari, pesticidi e agrosanitari. L’esposizione è a piccole quantità ma per lunghi periodi e gli effetti si possono manifestare a carico di reni, fegato e polmoni.
Infine, si devono considerare le difficoltà di mantenere un equilibrio del benessere termico nell’ambiente di lavoro, in quanto le mansioni possono essere svolte in ambienti aperti, alla luce diretta del sole e a temperature molto elevate oppure molto ridotte. Queste circostanze sono riconducibili al rischio da stress termico, che può determinare colpi di calore, foto-invecchiamento, tumori cutanei e melanomi.

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